Piccolo Glossario

PICCOLO GLOSSARIO DELLE FIGURE MISTERIOSE E LEGGENDARIE DEL VENETO
a cura di Roberto Frison

Massariol – Mazariol - Mazarol: è un essere nato dal legno, come il tarlo. Può muoversi di giorno, trasformandosi in vecchietto o bambino. Di notte va nelle stalle per galoppare i cavalli stremandoli tanto che al mattino seguente sono inutilizzabili dai proprietari. Quando qualcuno “ha la parola sulla punta della lingua”, si dice che gliel’ha rubata el massarìol. Veste di rosso e verde, con un cappuccio schiacciato in fronte. In riviera del Brenta tira sassi ai barcaioli. Ama fare gli scherzi alle donne trasformandosi in bambino per toccar loro i seni o, come nel bellunese, quando fa perdere l’orientamento nei boschi bisogna indossare giacche e camice al rovescio Mazzarot del Bosc: ometto alto mezzo metro, dal pelo rosso, con zoccoli ai piedi che non gli impediscono di correre qua e là per i boschi, intento a ripulire gli alberi dai rami secchi e dalla corteccia marcia. Va in giro con un bastone più grande di lui che batte sulle pietre e sugli alberi che utilizza anche per pulire i boschi. Si trasforma in animale, gigante e gomitolo.
Sanguanel – Salbanelo – Salvanelo: silvano dispettoso dei boschi simile ad un folletto che spaventa mucche all’adiaccio nelle notti illuni facendole correre verso un burrone. Lega code ai cavalli, crea visinei (piccoli vortici di vento), in certe zone rapisce pure i bambini. Come l’orco fa perdere l’orientamento a chi mette piede nella sua orma. Il malcapitato per ritrovare il sentiero deve calzare le scarpe alla rovescia. E’ l’uomo con la fascina in spalla che si vede sulla luna.
Anguane: o agane, sono ninfe d’acqua, figure mortali che abitano in grotte e sorgenti. Lavandaie, abili ricamatrici, amano la danza e il canto notturno. Insegnano a far formaggio, ad allevare bambini, prevedono il maltempo. In genere hanno i piedi caprini e nell’alto bellunese i loro seni sono molto lunghi da poterli lanciare dietro la schiena allattando così il loro figlio che sta imbrigliato in una gerla. La loro regina Etele vive nella montagna spaccata di Recoaro. In una località, ignare fanciulle persero la virtù passando accanto alla loro tana. A Malo aiutano il mago Sabin rapendo ragazze per farne streghe, a differenza del mago Camilgiar di Campofontana che aiutava le anguane facendo sgorgare fonti d’acqua.
Fade: fate immortali, amiche dell'orco, banchettano assieme agli animali notturni mangiando uomini. Dal corpo orrendo, di giorno vestono bene, di sera indossano pelliccia di cane nero legandosi attorno alla vita una vipera viva. I loro covoli sono riconoscibili dai cerchi delle fade (anelli delle fade) creati danzando a cerchio. Sanno interpretare libro del diavolo di Pietro d’Abano, e hanno come attività prevalente la lana. Le fade più famose sono Diza, Aliza, Marza, Graziosa, Calamita. In Val Squaranto (Lessinia) c’è la suggestiva Casa delle Fade.
Streghe: Si narra che il Concilio di Trento convocò in assemblea assieme ad altri esseri soprannaturali anche le streghe, togliendo loro ogni potere delegandolo ai preti come fatagioni e fatture con l’acqua santa. Le streghe hanno il potere della malvista (malocchio), si riuniscono in Sabba ogni giovedì del mese, motivo per cui vengono chiamate anche zobiane. Famosi luoghi di Sabba erano Colle Scoton di Colfosco (Susegana, Treviso), Monte Puz vicino ai laghetti Campei e Crespana, sul Mondragon di Lazise (VR), Tanzerloch di Camporovere, Colle delle Streghe di Romano d’Ezzelino, Boca del Rospo nel monte Serva a Belluno, Piazza del Diavolo nelle Vette Feltrine.
Smara: incubo del bellunese e di Castelfranco, sotto forma di strega capace di farsi piccola da infiltrarsi nelle fessure della porta e sedersi sul petto del dormiente. Per difendersi bisogna metter una bottiglia vuota ben tappata sul comodino, alla cui vista, ella che ha problemi di incontinenza, deve scappare perché farebbe rumore se aprisse la bottiglia per far pipì.
Pesarol: incubo sotto forma di folletto che si mette sullo stomaco dei pastori mentre dormono, togliendo loro il fiato. E’ detto anche mora o pesantola. Non c’è rimedio nel prevenirlo se non svegliarsi e percuoterlo con un forte manrovescio facendolo rotolare giù dal letto.
Drago Tarantasio: nato dalle carni putrefatte del cadavere di Ezzelino III da Romano, leggenda vuole esser stato decapitato per mano di Uberto Visconti che lo mise così nello stemma di famiglia. E’ il biscione milanese della Finivest, dell’Inter, dell’Alfa Romeo ed è anche il cane dell’Agip.
Serpente Galletto: Trasposizione veneta del Basilisco, il famoso serpente con la corona che i veneti vedono più come una cresta da gallo. La fantasia è così spinta che informatori ancora in vita dicono d’averlo sentito far chicchirichì e d’averlo visto: un biscione lungo 60 cm e grosso come il manico di una zappa! Alla sua visione, l’uomo si blocca, rimane pietrificato, proprio come accaduto a una donna nella leggenda del badalisch della Val Morel di Belluno, che rimase immobile fino al rintocco dell’Ave Maria.
La Caccia Selvadega: masnada di cani invisibili che attraversa i boschi in una furiosa battuta di caccia fatta di luci lontane, scalpitio di zoccoli, urla demoniache e un forte sibilare del vento. Avviene nelle notti del Sacro Periodo (tra Natale ed Epifania) Si ritiene che la muta di cani neri siano spiriti di uomini uccisi. Solitamente, avvistare la caccia selvaggia era segno di imminente catastrofe o di morte.
Elfi: si distinguono in bianchi e neri, con i primi più buoni rispetto ai secondi. Vivono nei cespugli di erica, di cui utilizzano il fiore come cappello. Sono protagonisti nella leggenda del Giacominerloch di Cesuna (Altopiano d’Asiago).